Wi-Fi zone
Colosseo (Anfiteatro Flavio)
There are no translations available.

Colosseo

Il Colosseo offre tre o quattro punti di vista completamente diversi l’uno dall’altro. Il più bello è forse quello che si presenta al curioso quando è sull’arena dove combattevano i gladiatori, e scorge quelle immense rovine che gli sorgono dinanzi tutt’intorno. Quel che a me fa più impressione è questo cielo d’un azzurro così puro che appare attaverso le finestre della parte superiore dell’edificio. ( Stendhal “Passeggiate Romane”).

L’anfiteatro Flavio, da tutti conosciuto come il Colosseo, è forse il monumento più famoso del mondo: la gigantesca costruzione a pianta ellittica, con i suoi 48 metri di altezza ha impressionato e affascinato gli uomini di tutte le epoche. Certamente era il posto preferito dai romani, la cui sfrenata sete di spettacoli cruenti era placata solo dalla vista dei sanguinosi combattimenti dei gladiatori.

Il Colosseo contava quattro piani. Il primo era alto dieci metri e cinquanta con l’ordine delle semicolonne dorico. Il secondo era alto 11 metri e 85 con le colonne ioniche. Il terzo era alto 11 metri e 60 con l’ordine di colonne corinzie. Il quarto era invece una muratura piena con un sistema di pali per fissare il Velarium, un grande tendone che serviva per riparare gli spettatori dal sole.

Scale e gallerie davano accesso ai vari settori della gradinate. Nelle gallerie si incontrava di tutto, venditori di ceci, di bevande calde e di ricordini, gente che affittava cuscini e coperte agli spettatori notturni. Affacciandosi dai piani alti si poteva ammirare uno spettacolare colpo d’occhio sulla città più grande del mondo.

Non si conosce il nome del geniale costruttore, forse Rabirio, l’architetto di Domiziano, o un certo Gaudenzio. Voluto dall’imperatore Vespasiano per celebrare la grandiosità dell’Impero ed inaugurato dall’impertore Tito nell’80 d.C., il Colosseo fu costruito in una valle tra i colli dell’Esquilino, del Palatino e del Celio prosciugando un laghetto utilizzato da Nerone per la Domus Aurea. Non c’era vittoria militare, festa religiosa, anniversario che non fosse festeggiato con combattimenti sanguinosi.

Circa settantamila spettatori urlanti seguivano eccitati i gladiatori che si sfidavano in duelli all’ultimo sangue: Reziari, con reti e tridenti, contro Mirmilloni; Sanniti, con la spada corta, contro Traci, con scudo e gladio. In uno solo di essi, voluto dall’imperatore Traiano, e durato ininterottamente per 117 giorni consecutivi, morirono sull’arena più di novemila gladiatori.

Sull’Arena venivano montate a tempo di record incredibili scenografie per rendere più eccitante i combattimenti che duravano dall’alba al tramonto e spesso, illuminati da fiaccole, fino a notte fonda. I più sanguinosi, le sportule, inventate dall’imperatore Claudio, consistevano in mischie fuoribonde di centinaia di gladiatori tutti contro tutti dove la strage doveva compiersi nel più breve tempo possibile. Sotto l’arena un inestricabile labirinto di sotterranei ospitava gladiatori e belve feroci. E in questi gironi infernali, tra strepitii, urla, ruggiti, i protagonisti dello spettacolo attendevano di emergere alla luce abbagliante dell’arena, dove li aspettava un pubblico in delirio, utilizzando montacarichi e piani inclinati per un’apparizione di grande effetto.

Al Colosseo sono legate le feroci persecuzioni dei cristiani, interrotte ad opera dell’imperatore Costantino che nel 313 d.C. vieta i combattimenti tra gladiatori e proclama il Cristianesimo religione ufficiale dell’Impero.